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Youssef Siher, chi c'è dietro il «Movimento 17 ottobre»? Il sospetto dei legami con gli hacker filorussi «Noname». Putin: «Accuse a Mosca? Leader europei deboli»

October 25, 2026

Youssef Siher ha pensato e agito da solo? Chi c'era dietro al progetto del Movimento 17 ottobre? Il sospetto è che dietro alla «mente» della pagina social che incitava e organizzava le proteste nelle piazze di tutta Italia possa esserci un sistema più organizzato. E il primo indizio porta al gruppo di hacker filorussi Noname057(016) - che in questi anni ha più volte lanciato attacchi cyber contro aziende e istituzioni italiane e occidentali in generale - e che proprio ieri ha postato sui propri canali Telegram sostegno alla manifestazione studentesca in programma a Empoli. E già in passato avevano fomentato la ribellione sia in Italia che in altri Paesi europei come la Francia. Il ruolo di Noname057(016) potrebbe inserirsi in quel contesto di guerra ibrida di cui nei giorni scorsi è finita sotto accusa la Russia, colpevole - secondo quanto dichiarato anche dal ministro della Difesa Crosetto - di voler cavalcare le proteste per destabilizzare il vecchio Continente. Oggi è arrivata la reazione di Putin. Per lo zar le accuse rivolte alla Russia per i disordini dimostrano «la debolezza e l'incapacità di alcuni dei loro leader di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo», ha dichiarato in un'intervista alla tv di Stato russa, citata dall'agenzia Tass.

Possibili legami con Hamas

Non solo Russia però. Sono in corso verifiche, da parte della Procura di Genova, su possibili legami tra Youssef Siher e il gruppo arrestato nell’inchiesta della Dda di Genova sul presunto finanziamento ad Hamas attraverso una rete di associazioni benefiche, che nel dicembre 2025 portò a decine di arresti.

Lo apprende l'Adnkronos. Da quanto risulta, il nome dell'organizzatore e amministratore della chat Telegram e della pagina social 'Movimento 17 ottobre', politologo e giornalista freelance, non compare nell'indagine chiusa di recente dalla Procura del capoluogo ligure.

Gli hacker filorussi Noname057(016)

Nel post, che sarebbe stato monitorato da intelligence e polizia postale, i Noname dichiarano anche che avrebbero partecipato direttamente alla manifestazione invitando altri a farlo. La crew vicina a Mosca si è particolarmente distinta per azioni di propaganda contro i Paesi che sostengono l'Ucraina, con attacchi più dimostrativi che efficaci. Quest'ultima mossa potrebbe dunque essere un tentativo di cavalcare l'ondata di proteste in atto in Italia. E proprio per questo dopo il provvedimento di fermo, scattato su richiesta della Procura di Milano nella serata di ieri e che deve essere convalidato da un giudice entro lunedì 26 ottobre, le indagini su Youssef Siher si concentrano sull'analisi dei suoi dispositivi. Il sequestro di cellulari e computer potrebbe restituire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della presunta rete che avrebbe cercato di fomentare le proteste che hanno visto giovani e giovanissimi invadere le città. Siher, ricercatore dei movimenti politici islamici, 30 anni, italiano di seconda generazione, da ieri sera si trova in carcere a San Vittore con l'accusa di istigazione a delinquere, associazioni con finalità di terrorismo o eversione e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.

Le chat di Youssef Siher

Obiettivi, schemi di guerriglia, le tecniche per rendersi fantasmi dopo avere colpito, uffici e sedi simbolo del potere citate in chat in cui si invitava ad alzare il livello di violenza e di scontro contro la polizia, senza dimenticare le parole chiare arrivate sulla chat Telegram che sfiora i 9.500 componenti e sulla pagina Instagram 'Movimento 17 ottobre' seguita in pochi giorni da oltre 48mila follower: «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati». Sono i messaggi scovati dalla Polizia di Stato che hanno aperto il varco per individuare e fermare Youssef Siher. 

La moglie di Siher

Con lui è indagata per istigazione a delinquere anche la moglie. La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza della scorsa settimana. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile. La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce «libanese, palestinese e araba di appartenenza». La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, sebbene i due risultino residenti in Comuni diversi: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.

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