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Zuppi condanna le violenze in piazza: "Non macchiamo la solidarietà"

July 27, 2026

Il cardinale sugli episodi dell’ultima settimana: "Per la verità e la giustizia dobbiamo credere nelle istituzioni"

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna

Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Bologna

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"La violenza di una minoranza assoluta rispetto ai partecipanti pacifici non può macchiare le intenzioni solidali". Dalle colonne del quotidiano Avvenire il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e arcivescovo di Bologna, vuole dare un contributo per spegnere il clima di odio e di accuse che si è accesso dopo la tragica morte di Abderrahim Fakir. "Purtroppo tutto viene interpretato con la chiave di violenza. Faccio questa considerazione cosciente che l’agonismo della politica può ridurla nel pro o contro, in convenienze o opportunismi. La Chiesa ne è libera: cerca di difendere solo l’umanità e il bene comune che è sempre di tutti e per tutti". Oltre a difendere il presidio voluto dal sindaco Matteo Lepore stigmatizzando il comportamento dei violenti che hanno provocato gli scontri con le forze dell’ordine, il porporato invita tutti a seguire la portata avanti dai parenti della vittima e ad attendere le conclusioni di chi deve accertare cosa è effettivamente accaduto.

"Ho apprezzato l’impegno del ministro Matteo Piantedosi che ha detto che non sarà un nuovo caso Cucchi. Un impegno per la verità e la giustizia, per confermare la fiducia nelle istituzioni, antidoto alla rabbia e alla vendetta ’fai da te’. Come peraltro ha chiesto con coraggio la nipote di Fakir. Chiedere giustizia, ovviamente, non vuol dire condanna ma accertamento dei fatti e giudizio equo sulle responsabilità. È un processo che richiede tempo e studio". Questa tragedia ha riaperto un vecchio male che ha attraversato tutte le epoche. Si ragiona per partito preso, per cui la realtà la si osserva e la si giudica in base ai propri pregiudizi rinunciando a guardarla con obiettività.

"Vedere i parenti di Fakir e ascoltare la nipote ci ha reso consapevoli che la vittima non è ’un caso’, un numero, un nemico, ma una persona e citando Papa Leone noi non possiamo volgere lo sguardo altrove quando avviene un oltraggio alla dignità umana. Il Santo Padre è molto concreto quando dice che a livello politico bisogna passare dalla ’cultura della potenza’ alla ’cultura del negoziato’, altrimenti poi la paura e le parole riempiono le tasche di coltelli. Sicurezza e dialogo, fermezza e umanità, pena e rieducazione non sono mai alternativi o disgiunti, ma complementari".

Ieri la Chiesa ha celebrato la sesta giornata dei nonni e degli anziani. Per l’occasione Zuppi si è recato nella casa di riposo gestita dalla fondazione Sant’Anna e Santa Caterina. Per il cardinale le residenze per anziani sono luoghi dove si impara la vita vera ed è per questo che ha voluto ribadire come esista un legittimo diritto a non soffrire, mentre il diritto di morire è un inganno. "C’è ancora tanto da fare – ha concluso l’arcivescovo – per consentire a tutti di accedere alle cure palliative. Anche in Emilia-Romagna, che ha un sistema sanitario di ottimo livello, il 40% di queste cure non è garantito. È il dolore che umilia, che fa soffrire e che togliere la voglia di vivere, e questo non è accettabile. Togliere il dolore deve essere la priorità anche perché nella cura è compresa pure la relazione con chi ti sta vicino. Combattere la sofferenza è l’unica strada". Pur con il suo stile ’politically correct’ le parole di Zuppi non lasciano dubbi sul fatto che, a suo giudizio, la legge sul fine vita recentemente approvata dalla Regione sia la risposta sbagliata a chi si trova in una condizione estenuante di "non guaribilità" e non vuole più soffrire.

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